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Cantata da recitarsi la Notte del Santissimo Natale nel palazzo Apostolico., Rar. Libr. Orat. 18. Jh. 164

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Titel/Incipit
Cantata da recitarsi la Notte del Santissimo Natale nel palazzo Apostolico.
Untertitel
L'anno MDCCXIII. Parole del dott. Paolo Gini, Musica del Signor Antonio Caldara
Inventarnummer/Signatur
Rar. Libr. Orat. 18. Jh. 164
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Autor
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Datum
1713
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Signatur (Inhalt)
In Roma. Nella stamperia della Reverenda Camera Apostolica MDCCXIII
Literatur
Bearbeitung
Bearbeiter
Chiara Pelliccia
Bearbeitungsstatus
Fortgeschritten
Bild-URL
http://friedensbilder.gnm.de/sites/default/files/bsb00049909_00001.jpg
Transkription:

Interlocutori:

Amor divino

Giustizia

Natura umana

 

Natura Umana. Vo piangendo, e sospirando

Né so quando

Avrà fine il mio dolor.

Giro il piano, e fuggo al monte,

Scorro il Bosco, e scendo al Fonte,

Né un momento

Di contento

Prova il misero mio cor.

Vo piangendo, &c.

 

Amor Divino. Di che ti lagni, inconsolabile sempre,

Fra lacrime, e sospiri

Figlia d’alto poter, Natura Umana?

Natura. Con voglia iniqua, e insana

Errai, ohimé peccai

Contro il Ciel, contro Dio, contro me stessa;

Piango la mia caduta,

l’Innocenza perduta;

Gemo nel più profondo

D’un infelice stato,

Dove dal grave pondo

Tratta un tempo già fui, del mio peccato.

Amore. Compiango al tuo dolore

Grave il fallo fu sì, grave è la pena,

Ma minor di tua colpa

Sorgi deh, sorgi intanto,

Da freno alle querele, e tregua al pianto.

 

Mia figlia eletta

Cara, e diletta

Non più non piangere, non sospirar.

Fugato il duolo

Vedrai già solo

Ridente il giubilo

Con te regnar.

Mia figlia &c.

 

N. E chi dona conforto al mio dolor?

A. L’Amor, l’amor d’un Dio

N. Sommo, Divino amor, grazie ti rendo,

Ed al mio grave mal, rimedio attendo.

Am. Speralo pur sicura

Basta che sei del braccio mio fattura.

N. E donde tanto amore

A me sì vile e ingrata,

Troppo indegna ne sono.

Am. D’un’immensa pietà sol questi è dono.

 

N. Consolati cor mio

L’amor, l’amor d’un Dio

Non vuol, no no, non vuol, che peni più;

Godi, trionfa, e spera

Non vuol, che l’opra pera

Opra della sua man, di sua virtù.

Consolati &c.

 

Giustizia. Infelice che sei, Natura Umana

Di castigo sol degna,

Perché ingrata e ribelle

A quel Fattor che ti die’ spirto, e vita.

Pietà forse tu speri?

Folle come son vani i tuoi pensieri.

N. che sperar non poss’io

Nell’amore d’un Dio?

G. Spera quanto pur vuoi, e quanto sai,

Che l’Amore Divino

Alla Giustizia non s’oppose mai.

N. Dunque un sì dolce amore

D’Infinito Poter, tutto Clemenza,

Ch’in cielo ha Impero, e Regno

Abbatter non potrà tuo giusto sdegno.

 

G. Sia più forte, della morte

Sia Clemente, Onnipotente

Al mio sdegno, al mio rigore

Vinto amore cederà.

Di Giustizia il braccio armato

Contro l’empia ch’ha peccato

I suoi strali accenderà.

Sia più forte, &c.

 

N. Oh Dio, oh Dio che sento!

Gelo per lo spavento,

Amor, tu m’ingannasti,

E con soavi accenti

Raddolcire ti piacque i miei tormenti.

 

Si, si, tu m’ingannasti

Tu mi tradisti Amor.

Dove trovar, omai

Mio cor, scampo potrai,

Conforto al tuo dolor?

Si, si, &c.

 

A. No, no non t’ingannò, che non inganna

Quel santo Eterno Amore,

Che prima d’ogni tempo

Scolpita già t’havea nel suo bel core.

N. La Giustizia il contende

A. Agli assalti d’Amor vinta si rende.

N. E quando sarà mai?

A. Credilo pur, e spera, oggi il vedrai.

 

All’Umana egra natura

Porgerà rimedio, e cura

Quell’Amor, che la creò.

Poi da questa umile, e frale

Volerà nell’Immortale

Più gradita

Eterna Vita

Quell’istessa, che peccò.

All’Umana &c.

 

N. Voci soavi, e care:

Torna lieto mio cor, torna a sperare

Amor, se non m’inganni

Caro, se dici, il ver, io sono beata.

A. Amore non t’inganna

Cara, ti dice il ver, sarai beata

N. Doppo sì lunghi affanni

Spero per te goder la pace amata

A. Non più non più t’affanna

Spera per me goder la pace amata.

G. Dimmi Divino Amore

Nato meco ad un parto in grembo a Dio

Sai pur di quanto peso

Fu la colpa di Adamo?

Quanto, e quanto fu allora

L’eterna Maestà dell’Uomo offesa.

Andrà dunque impunito

L’error superbo, e ardito

Con fronte altera, e lieta?

Ah no, che il Giusto,e la Ragione il vieta.

 

La Giustizia vuol che mora

Chi ribelle è al suo Fattor

Stragi, e sangue grida ogn’ora

Al mio Dio l’antico error.

La Giustizia &c.

 

A. Amor, pietoso Amore

Morte non vuol, ma vita;

E Fu splendido dono

Gloria del mio poter sempre il perdono.

G. Troppo è grave l’eccesso;

E l’offesa d’un Dio

Pagar altri non può, che un Uomo Dio

A. O decreti del ciel profondi, e immensi

Quello appunto farò, che dici, e pensi

 

Farò sì, sì che scenda

Dal sommo cielo, e prenda

Spoglia mortal fatt’uom l’istesso Dio;

Farò che gema infante

E poi di duol spirante

Paghi del fallo altrui, col sangue, il fio

Farò sì, sì, &c.

 

 G. Dunque per vil natura iniqua e frale

Farassi un Dio mortale?

A. Morrà, si si morrà, e sopra un legno

Vedrassi un Dio trafitto

E con la morte sua morto il delitto.

G. Amor, se così vuoi vinta mi rendo

Né più teco contendo

 

Hai vinto Amor, ti cedo, io son contenta

Placato è il mio rigore,

la fiamma del furore

Dall’aura tua gentil oggi fu spenta.

Hai vinto Amor, ti cedo, io son contenta

 

A. Natura Umana, udisti

Della Giustizia il rigido decreto

Che già s’accheta, e cede;

Presta dunque ad Amor ossequio, e fede.

 

Quel pargoletto

Nudo e negletto

Che nascer volle

In vil capanna

Con voce amica

Palesi, e dica

Se il ver ti dice, o Amor t’inganna

Quel pargoletto &c.

 

N. Questi è forse l’infante

Dell’uomo tanto amante?

A. Apunto hora il dicesti.

N. Dunque senza tardar nato è quel Dio

Che rimedio può dar al fallo mio?

A. Amor sprezza dimore:

A passi da Gigante,

Corse, volò dal Cielo, ed hor sul fieno

Nato da Vergin pura, e madre intatta

Bambinello sen giace

Nunzio di Gioie, apportator di Pace.

[…]

N. O mille, e mille volte

Se così dir mi lice,

Fortunata mia colpa, error felice

Che d’aver meritasti

Con prodigio d’Amore

L’istesso re del Ciel tuo Redentore

 

Su, correte d’ogni intorno

Alme liete al chiaro giorno

Trionfando,

Risonando

Pace, Gloria, e Libertà.

Ite lungi affanni, e pene

Son già rotte le catene

Non più geme,

Non più teme

La dolente umanità.

Su, correte &c.

Coro. Pace, Gloria, e Libertà

Per noi splende amica stella

Spunta in ciel Alba ridente,

Luce a noi reca più bella

Da tre monti un sol CLEMENTE.

Per noi &c.

 

IL FINE