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Amarilli vezzosa. Cantata à 3 Voci per il Sant.mo Natale. Con violini, A 400 (4)

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Objekt
Objektart
Musik
Gattung
Cantata
Titel/Incipit
Amarilli vezzosa. Cantata à 3 Voci per il Sant.mo Natale. Con violini
Inventarnummer/Signatur
A 400 (4)
Verwalter
Verwalter (Ort)
Herstellung
Hersteller
Herstellerrolle
Autograph
Herstellungsort
Datierung
Datum
06.01.1713
Literatur
Literatur
Seitenzahl
S. 221–233
Literatur
Kurztitel
Seitenzahl
S. 89–120
Bearbeitung
Bearbeiter
Chiara Pelliccia
Bearbeitungsstatus
begonnen
Transkription:

Dafni. Amarilli vezzosa
Ed in qual parte si nascosta al verno
Hai raccolto quei fiori?
Amarilli. Presso alla chiara fonte,
Che nasce à piè di quell’ antica palma,
Che alla capanna mia s’alza vicino
Gli ho visti in sul mattino
Bagnati di rugiada,
Star aspettando i dolci rai del sole,
Che indoravano sol la nuda fronte
Della cima del monte.
Ben fu l’annuncio vero
Che ne portò, cinto di lume eterno,
Il divin messaggiero.
È nato, è nato un Dio fra’ noi pastori,
Se dove cadde per la fredda neve
Germoglian verdi erbette e vaghi fiori.

Dafni. Mai le rose porporine
Non ho visto senza spine
Né sì bianchi i puri gigli
Mai raccolsi dal terren.
Che daran le pastorelle,
A chi scese dalle stelle;
Se gli veggo i più bei figli
Dar la terra dal suo sen?

Forse, Amarilli bella,
N’[h]ai tu pieno quel cesto
Per offrirli al celeste pargoletto?
Amarilli. Umil già movo il piede
alla capanna avventurosa Tirsi,
Il mio german, m’ha detto,
Ch’è quella, che sta sopra
Alla verde collina,
Che sorge qui vicina, ed ha nel fianco
Cinto d’edere torte un nero speco.
Dafni. Dafni verrà pur teco,
Se non lo sdegni.

Amarilli. O Dafni,
Tua dolce compagnia
M’accorcierà la via.
Questo tenero agnello,
Il più bianco il più bello
Tolsi alla greggia mia,
E il reco al nato nume,
Né m’arrossisco di sì picciol dono,
Perché del pari a un Dio son grati i doni
Vengan dalla capanna, o pur dal trono.

Dafni. Vedi, quest’agnelletto
previde il mio desir,
E rapido, e soletto,
Sen corse in braccio a me.
Belando parea dir:
Tu vai dal mio signore,
Accoglimi, o pastore,
Voglio venir con te.

Amarilli. Ecco Dameta, il bruno pastorello,
Che allegro sen retorna
Dal fortunato loco;
Porta la cetra al petto,
E vè come ogni poco
Si ferma, e canta i suoi canori versi.
Dafni. Oh, che dolce armonia
Sorge dalle sua dita!
Odi, che liete rime
escor da’i labri suoi,
Oh, come sempre meraviglia imprime.
Dameta.Quanto piacer
Può fingere un pensier,
È come poche stille
In paragon del mar,
Presso al diletto ch’ebbero
le mie pupille, e il cor.
Regal desio
Più fervido del mio
Accendasi, e sfaville
Nel sommo del bramar,
Sempre sarà più povero
d’un umile pastor.

Amarilli. Dameta, e qual portento
S’offerse alle tue ciglia?
D’onde torni, che in volto
Porti si gran contento?
Dameta. Vanne, Amarilli bella,
Vanne, Dafni gentile,
Lunge non è l’eccelsa meraviglia.
Il celeste bambino
Giace ridente, e lieto
Sovra l’arido fieno,
Una vergin tessea lo diede in luce,
Né conobbe dolore,
E dal suo casto seno,
Non è partito il bel virgeneo fiore.
Voci mai non intese,
Che scendean giù dal cielo
Narrar l’alto prodigio.
Oh, noi beati rustici pastori,
Volle solo fra noi nascere un nume.
Dafni. Deh meco, o buon Dameta,
Torna al felice albergo;
Mi fa lunga il desir la corta via.
Oh quanto, oh quanto bramo
Le sembianze veder sante, e leggiadre
Di quest’unica a Dio diletta ancella,
Per divino voler, vergine, e madre.

Amarilli. La vezzosa verginella
tutta bella
intatto serba il fior di purità,
me lo predì del giglio
l’insolito candor.
E la rosa matutina
senza spina,
che tutto aperto ancor il sen non ha,
mel disse col vermiglio
insolito rossor.

Dafni. Questo candido agnello,
Che porto al Nume in dono,
Sen corse da se stesso a le mie braccia,
Miralo come lieto
Precorre i nostri passi.
Dameta. Oh, se tu visto avessi
Un agnello d’Alessi,
Veduto appena il fanciullin celeste
Corse a piegargli le ginocchia al piede,
E i baci de pastori
poi secondò con umile belato.
Gli recò Alceste due colombe vive,
Che fuor della capanna
Fur viste alzarsi a volo;
Indi ciascuna ritornò giuliva,
E al bambino portò nel molle rostro
Un ramoscel d’oliva
.

Dameta. Della pace al caro segno
Dolce riso nel bel viso
Mosse il vago pargoletto.
Dir parea dall’ alto regno
Scendo anch’ io dall’amor mio
A dar pace all’alme eletto.

Dafni. Adempito è il presagio
De nostri antichi padri.
O felici pastor di Palestina;
Nato è il nume fra noi
Riparator della comun ruina.

Sempre risuoneranno in questo giorno
La gloria de pastor le nostre canne.
Se un Nume che ha di stelle il trono adorno
È nato fra le rustiche capanne.

Amarilli. Dafni. Dameta.
La collina si scopre
Oh beato soggiorno,
Che dai ricetto à un dio.
D’Amarilli il desio sarà contento.
Scuoter nel sen mi sento il cor divoto.
Par, che già perda il moto il sangue mio.
Oh beato soggiorno,
Che dai ricetto a un dio.

A2: Dafni. Amarilli & aria Dameta
Accogli, o Nume, il dono
D’un semplice pastore / d’un umil pastorella
Perché del dono il core
Compagno a te verrà.
O quanto al nume sono
Le nostre offerte grate
Se l’umil povertate
Quel che può dar le dà.